Ho passato gli ultimi anni della mia vita statunitense in luoghi che oramai non sentivo più miei. Pur considerando Los Angeles una parte importante di me (parte che sempre custodirò), non vivevo, ma semplicemente mettevo ordini a step quotidiani, automatici, quasi identici e costanti. Come se fosse un’abitudine quella di procedere con il “pilota automatico” , abitudine alla quale sono “inciampata” anche agli inizi del mio rientro in Italia.

Ritornare in Italia dopo un’esperienza di vita di 15 anni negli Stati Uniti rappresentava un salto nel buio, e le mie emozioni dominanti variavano da un mix di entusiasmo travolgente ad una paura quasi paralizzante.

Ho lasciato tutto alle spalle: una vita stabile e sicura ed un lavoro che adoravo (che mi ha fatto crescere professionalmente e umanamente come non avrei mai potuto immaginare) per l’incertezza e l’imprevedibilità di una nuova sfidante mansione in un Sistema piuttosto differente (ma non ne ero, allora, pienamente consapevole) e che ancor oggi scherzando spesso etichetto come “funzionante al contrario”.

I primi anni li descriverei con una sola parola: ‘challenging‘.

Ma allo stesso tempo, mi stavano dando la possibilità di assaporare ritmi più equilibrati, naturali.  Attraverso i quali ho riscoperto la dipendenza dalla natura, ho conosciuto la pazienza dell’attesa unita alla determinazione della riuscita, ho assaporato la gioia di un sorriso sincero, l’autenticità di un’accoglienza genuina e la bellezza di un tramonto vissuto fino in fondo.

Ho scoperto che non è solo il viaggio a riempirmi, ma le vite, le esperienze, le storie delle persone, ognuna con le proprie sfide, pianti, paure e sorrisi. E, allo stesso tempo, ho fatto passi importanti per la donna che spero di diventare.

Avevo bisogno di rimpossessarmi di un equilibrio arricchendo la mia vita in tutte le sue dimensioni (carriera, salute, relazioni), per poter affrontare le inevitabili sfide e difficoltà temporanee sul mio percorso. L’Italia mi sta meravigliosamente dando questo, un percorso quotidiano, costante, ma arricchente e di valore.

Dovevo rientrare in Italia per scoprirlo ? La mia risposta è si… che non può e vuole essere una regola valida per tutti ovviamente..

 

Los Angeles, California

Questo percorso di riscoperta personale mi ha anche portato a riflettere su ciò che ho imparato professionalmente durante gli anni negli Stati Uniti.
Ho preso piena consapevolezza dei valori di leadership vissuti oltreoceano e riassunti brillantemente da Richard Branson:

  • Make work fun. It’s infectious
  • Take your work seriously, take yourself less seriously
  • Roll up your sleeves and learn from the front

E di quanto sia stato fondamentale, nella mia crescita, essere stata a contatto con persone e mentori visionari. Come scrive Simon Sinek:

“greatness happens when the person with the wild imagination collaborates with the person who knows how to get things done”

Cosa c’è di più bello e stimolante che lavorare con visionari e, giorno dopo giorno, “educare” il tuo mindset a tale apertura, crescita, positività e impersonificare prospettive diverse?  

Leggendo la frase di Sinneck la mia mente è andata per altro tra le pagine di Tommaso Ebhardt in “Prada. Una storia di famiglia”. Qui viene descritto come il rispetto per il passato si intrecci con l’apertura al cambiamento e l’audacia di sovvertire le regole. La curiosità e la semplicità, marchi distintivi del brand, sono sempre proiettate verso il nuovo, guidate dal coraggio di uscire dalla propria zona di comfort ma con giudizio.

Una forza creativa dirompente, capace di anticipare e innovare, si unisce a una velocità di esecuzione, una determinazione incrollabile e un’ossessione per l’eccellenza qualitativa, sostenute da un controllo totale sulla struttura produttiva e commerciale. È questa complementarità, unita al coraggio e alla perseveranza nel cambiare le cose, che ha permesso al marchio milanese di rappresentare, più di ogni altro, la moda italiana nel mondo.

Pertanto vorrei motivare chiunque stia leggendo queste righe a fermarsi ogni tanto per prendere piena consapevolezza, a seguire la propria natura, a fidarsi di più del proprio istinto, per coglierne i segnali.

Fermarsi, ascoltarsi, e agire. Questo è ciò che ho imparato dal mio Viaggio. Con il tempo, la vita si allinea alle nostre scelte e ci premia per il coraggio dimostrato.

Non dimentichiamo: la paura è un segnale, non un limite. Possiamo lasciarla inseguirci o affrontarla a viso aperto, avvicinandoci sempre di più alla versione più autentica di noi stessi.

E tu, cosa sceglierai oggi?

Ps. Hai un obiettivo personale su cui stai lavorando? Mi piacerebbe saperne di più e fare il tifo per te!

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